Un abitante di Campo de’ Fiori: Pippo bono

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Nato a Firenze nel 1515 e inviato all’età di 18 anni a studiare a Cassino, S. Filippo Neri giunse come pellegrino a Roma. Rimase nell’Urbe come precettore dei figli di Ippolito Caccia, che lo pagava con un sacco di grano, che un fornaio nelle vicinanze trasformava in una focaccia condita con un po’ di olive, unico pasto per il giovane Filippo.

Nella Pentecoste del 1544 ebbe il dono visibile dello Spirito Santo: un globo di fuoco gli dilatò il cuore e incurvò due costole. Sconvolto dall’evento, vendette i suoi libri per darne il ricavato ai poveri e decise di vivere come un eremita per le strade intorno a Campo de’ Fiori, attirando l’ilarità di alcuni giovani. Molti cercarono di farlo cadere in tentazione, come quando la famosa Cesaria, donna bellissima e di facili costumi, fingendosi inferma lo attirò nella sua casa per la confessione. All’arrivo di Filippo la donna si fece trovare coperta di un indumento che lasciava poco spazio alla fantasia: a quel punto il santo si diede alla fuga e la donna gli tirò dietro uno sgabello. Forse è per questa esperienza che Filippo dirà in seguito ai suoi discepoli che «le tentazioni si vincono resistendo ad esse, ad eccezione di quelle carnali, dove è solo fuggendo che si hanno gloriose vittorie».

La sua opera più famosa fu quella destinata ai più giovani, senza distinzioni tra maschi e femmine. Organizzò gli oratori per cantare lodi sacre aiutato da Pier Luigi da Palestrina, che insegnava gratuitamente la musica ai ragazzi. Tra le sue iniziative anche le gite in campagna, nelle quali si racconta fosse sempre allegro e dicesse ai giovani “State boni, se potete” e aggiungeva “Ma so già che non potete”. Per il suo carattere burlone, fu anche chiamato il «santo della gioia» o il «giullare di Dio»

Gli animali erano una sua grande passione. Aveva un cane di nome «Capriccio», con cui giocava, come si legge negli atti del Processo di canonizzazione, per riaversi dalle emozioni che provava durante la celebrazione della messa. Il santo possedeva inoltre alcuni uccellini che, durante la giornata stavano in giro per la città, alla sera tornavano da Filippo, che li accudiva e gli dava di che cibarsi, e al mattino lo svegliavano con il loro canto.

 

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