Testaccio e le Ottobrate Romane

Saltarello_Romano

Il quartiere di Testaccio e il Monte dei Cocci sono legati ad una delle più note tradizioni romane: le Ottobrate. Queste festose scampagnate fuori porta attiravano l’attenzione dei turisti in visita alla città che, abituati ad un’atmosfera più austera, rimanevano colpiti dal clima così gioioso e coinvolgente. Tra i tanti turisti anche Casanova, che nella sua autobiografia si lamenta della “troppo piccola distanza del Testaccio da Roma” fattore che accorciava la permanenza in carrozza e interrompeva le sue avances proprio sul più bello!

A Testaccio si poteva arrivare sia a piedi che in carettella, una carrozza a guscio di noce trainata da due cavalli, per recarsi nelle cantine dove si mangiava e si beveva un vino “di tal gagliardia” poiché  conservato nelle grotte costruite ai piedi del Monte dei Cocci che avevano una temperatura e una struttura perfette per la conservazione delle bevande. Il vino era solitamente accompagnato da piatti prelibati: gnocchi, maccaroni ma anche trippa e abbacchio. Le scampagnate erano animate da giochi e dal ballo tipico delle Ottobrate, il saltarello: “smovete a destra, smovete a manca, smovete tutta cor piede e coll’anca!”. Il vino faceva il suo effetto e spesso le forze dell’ordine non riuscivano a frenare la confusione e a controllare il rientro in città, sempre più chiassoso della partenza: i vicoli di Roma, illuminati da torce, si riempivano di una folla schiamazzante e allegra che il più delle volte tramutava la baldoria in rissa.

Tra mangiare, bere e trasporti spesso si spendeva più di quanto ci si potesse permettere, per questo alcuni romani preferivano recarsi nelle grandi ville cittadine aperte eccezionalmente al pubblico per l’occasione, come Villa Borghese con l’area del giardino del lago e la piazza di Siena. Al contrario delle Ottobrate di Testaccio queste erano ricordate come “incontri più morali che coniugavano la giocondità con la decenza” poiché vi mancavano vino e bagordi. Cosa invece non poteva mai mancare erano i giochi e la musica: giostre, orchestre, alberi della cuccagna e la canoffiena, l’altalena di gruppo.

La tradizione delle Ottobrate sopravvisse fino ai primi decenni del Novecento e sappiamo che, persino in un ottobre tristemente impresso nella storia, quello del 1922, vi fu chi non rinunciò alla scampagnata domenicale fuori porta.

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