I celebri scavi di Lorenzo Fortunati sulla via Latina

La riscoperta dell’area archeologica del Parco delle Tombe della via Latina si deve a Lorenzo Fortunati, un insegnate con la passione per l’archeologia, che nel 1857 ottenne la licenza per scavare nella cosiddetta tenuta del Corvo. Lo scopo dichiarato nella richiesta di scavo era quello di individuare le città di Cales e Fregellae, le quali, secondo la tradizione, dovevano trovarsi proprio sulla via Latina. Un intento onorevole, quindi, come lui stesso dichiarava nella sua relazione di scavo:

«nell’intraprendere gli scavi, mentre potevo sperarne un onesto lucro, servivo alla gloria della patria comune, al sentimento religioso, ed all’amore delle sole scienze e delle arti».

scavi fortunati 1

In realtà il vero obiettivo di Fortunati fu quello di ricavare profitto da questi scavi: aveva, infatti, il diritto di vendere e trarre guadagno dai reperti venuti in luce, fermo restando che una parte delle scoperte doveva essere riservata al proprietario del fondo. La notizia dei meravigliosi ritrovamenti si sparse presto e come raccontava Fortunati:

«vidi con vera soddisfazione dell’animo mio accorrer sul luogo non solo questi sono fra noi cultori dell’antichità, ma quanti giungono illustri stranieri a visitare questa terra della Religione e delle arti; questo classico solo che i fasti ricorda di un popolo sovrano dell’universo, che serba tanti monumenti della grandezza degli imperatori e della pietà dei Pontefici».

scavi fortunati 2

Il 19 marzo 1858 lo stesso papa Pio IX visitò l’area, come ricorda una targa ancora visibile all’ingresso dell’area archeologica. Purtroppo però la visita papale non portò vantaggi al Fortunati, che si vide impedire il proseguo dei lavori per la scoperta della basilica paleocristiana di S. Stefano protomartire.

stefano protomartire

Solo dopo l’unità, lo stato Italiano vincolò l’area, dopo averla acquistata, per permettere il restauro e la tutela di tutti i monumenti scoperti.

Foto via giocandoneltempo.it