Nella Campagna romana scorre un fiume sacro, il suo nome è Almone

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Il fiumicello Almone è il terzo fiume più importante di Roma per portata: nasce sui Colli Albani, percorre gran parte della Roma Sud Ovest, attraversa con il suo placido corso la Valle della Caffarella passando accanto all’Ex Cartiera Latina e scorre poi sottoterra fino ad immettersi nel Tevere all’altezza dei Mercati Generali.

Fin dall’antichità l’importanza di questo piccolo fiume è connessa con una cerimonia che si svolgeva tra il 15 e il 28 marzo e aveva carattere orgiastico.

Era dedicata alla dea Cibele, la dea madre dei Romani. Il culto era officiato da sacerdoti che, in suo onore, si castravano. 
Il culto di Cibele fu introdotto a Roma il 4 aprile 204 a.C., quando la pietra nera di forma conica, simbolo della dea, vi fu trasferita da Pessinunte, per scongiurare il pericolo di Annibale, secondo un consiglio che i sacerdoti avevano tratto dai Libri Sibillini. Fu dapprima collocata sull’Ara nella Curia nel Foro Romano e successivamente in un tempio sul Palatino realizzato nel 191 a.C., nei pressi della casa di Romolo. La pietra nera, detta anche “ago di Cibele”, costituiva uno dei sette pignora imperii, cioè uno degli oggetti che secondo le credenze dei romani garantiva il potere dell’impero. Il tempio bruciò per ben due volte, nel 111 a.C. e nel 3 d.C., e fu ricostruito per l’ultima volta da Augusto.

Le feste in onore di Cibele si svolgevano nel mese di marzo, dal 15 al 28, nel periodo dell’equinozio di primavera, e si protrassero fino al III secolo d.C., per la precisione fino al 389 quando l’Editto di Teodosio ordinò l’abbattimento di tutti i templi pagani. Nonostante la sua antichità, questo culto fu inserito tra quelli ufficiali dell’Impero Romano solo nel 160 d.C. a Lione.

Il 27 marzo cadeva invece il momento della Lavatio (Abluzione) della statua di Cibele. La statua della dea, che recava incastonata nella testa la pietra giunta dall’Oriente nel 204 a.C., veniva messa su un carro e portata fino al fiume Almone e spinta infine nel fiume: qui il sacerdote supremo lavava la statua, asciugandola e cospargendola di cenere. Canti e danze poi riaccompagnavano la statua al Palatino.

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