Il quartiere Coppedè protagonista del cinema italiano

Cabiria_Giovanni_Pastrone__1914

Il Quartiere Coppedè è legato a doppio filo con il cinema, sia perché è stato spesso scelto come set cinematografico, sia perché il suo stesso apparato decorativo è probabilmente ispirato ad un film.

Si tratta di Cabiria, il colossal realizzato da Giovanni Pastrone nel 1914. il può famoso film italiano del cinema muto. Per questo film, che narrava le vicende di una fanciulla durante la seconda guerra punica, il regista chiese la collaborazione di Gabriele D’Annunzio, il quale ideò anche il nome della protagonista, Cabiria, nata dal fuoco. Il film è soprattutto noto, però, per la sua fotografia e per le ambientazioni magniloquenti e favolistiche, che avrebbero ispirato l’architetto Gino Coppedè, in particolare per il viso titanico che costituisce la chiave di volta dell’arcone d’ingresso del Palazzo del Ragno.

A partire dagli anni Sessanta il quartiere fu scelto dall’industria cinematografica per ambientare film di ogni genere. Nanni Loy scelse un portone di via Dora per ambientare una scena dell’”Audace colpo dei soliti ignoti” e lo stesso fece Vittorio de Sica, che qui ambienta l’incontro tra Alberto Sordi e il suocero ne “Il boom”. La commedia all’italiana continuò a scegliere queste strade anche negli anni ’70, con alcune pellicole che videro protagonisti Tomas Milian, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Fu però Dario Argento a tirar fuori il potenziale immaginifico e il lato oscuro del quartiere, con “L’uccello dalle piume di cristallo” e “Inferno”, nei quali questo rassicurante quartiere alto-borghese si trasformava in un inquietante intreccio di forze oscure.

 

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