Il Ponte dell’Industria un luogo della Resistenza romana al nazifascismo

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La storia del quartiere Ostiense è segnata da un fatto di sangue piuttosto spiacevole, l’assassinio di dieci donne, durante la Seconda Guerra Mondiale, oggi ricordato da un monumento alla loro memoria.

L’eccidio del Ponte dell’Industria a Roma, conosciuto dai romani come “Ponte di ferro”, rimasto dimenticato per oltre cinquanta anni, avvenne il 7 aprile 1944: per rappresaglia contro l’assalto al forno Tesei, che riforniva le truppe di occupazione nazifasciste, dieci donne, sorprese dai soldati nazisti con pane e farina, vennero fatte allineare lungo le transenne del ponte e fucilate.
 Purtroppo all’esecuzione si aggiunse anche il drammatico ritrovamento del cadavere nudo di una delle donne sotto il ponte.

Il tragico episodio va inserito nel contesto creatosi in conseguenza dell’ordinanza emessa il 26 marzo 1944 dal generale Kurt Mälzer, comandante della città di Roma durante l’occupazione, che aveva ridotto a 100 grammi la razione giornaliera di pane destinata quotidianamente ai civili. In molti quartieri di Roma le donne protestarono davanti ai forni, in particolare presso quelli sospettati di panificare il pane bianco destinato alle truppe di occupazione. Il 1º aprile al forno Tosti nel quartiere Appio, la lunga attesa per la distribuzione trasformò lo scontento popolare in tumulto. Il 6 aprile, a Borgo Pio, fu bloccato e depredato un camion che ogni giorno ritirava il pane per portarlo alla caserma dei militi della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR).

L’assalto ai forni, che costrinse i nazifascisti a scortare i convogli e a presidiare depositi e punti di distribuzione, si ripeté in vari quartieri della capitale, fino all’evento tragico del Ponte dell’Industria il venerdì di Pasqua.

Nel 1997 sul luogo dell’eccidio è stata fatta deporre dall’amministrazione comunale una lapide commemorativa, per iniziativa della ex-partigiana dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e poi parlamentare Carla Capponi e in seguito alle ricerche effettuate dal giornalista e storico della Resistenza Cesare De Simone, che aveva recuperato la memoria dell’eccidio e restituito l’identità alle vittime.

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