«Il Beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato». Un poeta Beat nel Cimitero Acattolico di Testaccio

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Molti personaggi illustri hanno voluto essere sepolti nel Cimitero Acattolico di Roma: tra questi il poeta statunitense Gregory Nunzio Corso.

Nato da madre pugliese e padre calabrese, Gregory si formò tra i quartieri difficili di New York e alcuni riformatori e finì a diciassette anni nel carcere di Clinton per scasso: qui, grazie ad un compagno di pena, cominciò ad avvicinarsi alla grande letteratura e, come disse lui stesso, fu «libero di pensare e sentire e scrivere». Cominciò a comporre le sue poesie e, uscito dal carcere, grazie ad un incontro casuale con Allen Ginsberg in un bar del Greenwich Village, fu introdotto nella scena letteraria beat. Ginsberg disse di lui: «Gregory era un ragazzino duro dei quartieri bassi che crebbe come un angelo sui tetti e che cantava canzoni italiane con la stessa dolcezza di Caruso e Sinatra». Il suo primo volume di poesie fu pubblicato nel 1955, con il titolo The Vestal Lady on Brattle and Other Poems: l’opera fu finanziata da alcuni studenti di Harvard, università in cui Gregory frequentava alcuni corsi, ma non riscosse grande successo. Nella sua produzione successiva spicca la poesia Bomb, ispirata a una manifestazione contro la bomba atomica, nella quale, al contrario, Gregory esaltava la bomba, ritenendo che il vero assassino dell’umanità fosse l’odio: la poesia, naturalmente, lasciò il pubblico inorridito, ma è riconosciuta ora come un vero capolavoro sia della produzione di Corso sia dell’intera generazione Beat.

Come tutti gli altri poeti della sua generazione, Corso viaggiò in lungo e in largo e visse a lungo in Europa, tra Parigi e Roma. Poco prima della sua morte a Minneapolis nel 2001, espresse il desiderio di essere sepolto nel Cimitero Acattolico di Roma, accanto alla tomba di Shelley, perché «era leggendo Shelley in un carcere minorile che aveva cominciato a scrivere poesie, a sognare la Bellezza con la B maiuscola, a immaginare mondi stellati non legati ai fili della logica inesplicabili».

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