Gli Scipioni e il poeta Ennio

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Scoperto nel 1614, il sepolcro degli Scipioni è un grandioso monumento funerario, che si erge a poca distanza da Porta San Sebastiano. Questo incredibile sepolcro fu fondato all’inizio del III secolo a.C., a opera di Lucio Cornelio Scipione Barbato, console nel 298 a.C., che guidò l’esercito romano in una vittoriosa battaglia contro gli Etruschi.

Il monumento funerario fu utilizzato per molti discendenti di Barbato, fino all’inizio del I secolo a.C.: la storia di ciascuno dei membri della famiglia, qui sepolti, è raccontata nelle iscrizioni incise sulle casse dei sarcofagi, conservate in parte nei Musei Vaticani e in parte nella collocazione originaria.

Nella tomba era sepolto anche il poeta Ennio, nato a Rudiae, nei pressi di Lecce, nel 239 a.C. e trasferitosi a Roma nel 204, a seguito di Catone il Censore. Giunto nella Capitale, ottenne la protezione di illustri uomini politici e in particolare di Scipione l’Africano e del suo circolo filoellenico. Ennio è considerato tra i padri della letteratura latina: a lui si deve la creazione del primo poema nazionale del popolo romano, gli Annales, prima che Virgilio componesse l’Eneide. Nell’opera sono narrati gli eventi dalle origini sino al 171 a.C., poco prima della morte del poeta, avvenuta nel 169 a.C..

Nel proemio Ennio racconta che Omero gli era apparso in sogno per rivelargli di essersi reincarnato in lui, consentendogli così di comporre un’opera epica, al pari dell’Iliade.

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